ASSOCIAZIONE MICOLOGICA BRESADOLA

GRUPPO DI MESSINA

Tossicita
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TOSSICITÀ DEI FUNGHI

Funghi velenosi

 

I principi tossici si dividono in due grandi categorie:

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principi termolabili (eliminabili)

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principi termostabili (ineliminabili)

Dei primi, in una certa misura, abbiamo già detto nel capitolo sulla commestibilità consigliando di attenersi solo al consumo di funghi ben cotti.

Si tratta di veleni termolabili, cioè eliminabili col calore; si ottiene tale risultato quando la temperatura raggiunge i 70 °C circa. Siamo in presenza di principi tossici la cui intensità è mo   lto variabile e, in relazione, il grado di disturbo causato è anch’esso soggetto a variazioni notevoli; la pericolosità è però relativa essendo sufficiente una cottura completa (minimo 15 minuti) per scongiurare per icoli. Tra i funghi che sono portatori di tali principi ricordiamo: Amanita junquilleaAmanita rubescens,  le Amanita del gruppo vaginata (sottogenere Amanitopsis), Armillaria mellea s.l., Lepista nuda, Clitocybe nebularis, Russula olivacea (e verosimilmente altre congeneri del medesimo gruppo), i Boletus del gruppo del luridus, le Morchella, le Helvella, le Peziza, etc.

Ben più pericolosi sono i principi tossici della seconda categoria; infatti qualsiasi intervento operiamo sul fungo non modifichiamo le sue caratteristiche di tossicità; non la bollitura, né l’essiccamento, né altri interventi. Anche in questo caso abbiamo varie gradazioni di tossicità che vanno da lievi dolenze a gravi e gravissimi avvelenamenti che possono culminare con la morte. Certamente in molte sindromi la gravità è commisurata alla quantità ingerita, ma in molti casi i principi tossici sono così nocivi che bastano pochi grammi di fungo per produrre esiti disastrosi.

Annotiamo qui, per scrupolo informativo, che non tutti gli esseri viventi reagiscono alle sostanze velenose nello stesso modo; pertanto, ad esempio, una lumaca può cibarsi con dovizia (peso fungino in relazione al peso corporeo), senza incorrere in problemi di sorta, dei funghi che hanno esiti letali assunti dall’uomo anche in piccole dosi; in questo senso non può essere considerata, neppure lontanamente, prova di non tossicità l’essere un fungo oggetto di attenzione da parte di animali. Nello stesso modo non tutti gli uomini hanno le medesime reazioni, soprattutto in relazione alle condizioni complessive (sano/debilitato).

Ma tornando ai principi termostabili, ovvero ineliminabili anche con prolungata cottura: essi risiedendo nei funghi possono dare adito a due tipi di sindrome: a lunga o a breve latenza.

Al di là dell’intensità dell’avvelenamento è del tutto ovvio che le forme più pericolose sono quelle a lunga latenza perché l’insorgenza ritardata della sintomatologia fa sì che gli interventi curativi si possono praticare quando ormai i principi tossici sono saldamente instaurati e il materiale ingerito è in buona misura già assimilato; di converso, la precocità del sintomo rende possibile, da un lato gli interventi curativi tempestivi e dall’altro la rimozione indotta dell’ingerito non ancora del tutto assimilato. Da quanto detto emerge un concetto importante: la diagnosi precoce è, comunque, un mezzo decisivo per una cura il più possibile efficace. La capacità, da parte dell’intossicato, di descrivere appropriatamente il fungo colpevole dell’avvelenamento è un utile strumento per la cura, così come lo è il recupero di qualsiasi residuo fungino, sia esso crudo, cotto o emesso con vomito che, tempestivamente inviato a un micologo, consentirà di risalire alla/e specie in questione e permetterà di intraprendere l’iter curativo più idoneo.

 

Sindromi a lunga LATENZA

Funghi velenosi mortali

Sindrome falloidea   N
è il caso più pericoloso e ad esso sono riferibili la maggior parte dei decessi.

Specie responsabili : Amanita phalloides, A. verna, A. virosa, Galerina marginata, Conocybe filaris, Lepiota helveola, L. josserandii e sicuramente numerose altre piccole Lepiota delle Sez. Ovisporeae e Lilaceae; sono inoltre fortemente sospette le specie affini a quelle citate.

Latenza dalle 7 alle 24-30 ore (quando non ingerita in commistione con altre specie).

Principali sintomi : I fase, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare poi biliare, diarrea coleriforme), disidratazione con conseguente ipotensione, sete intensa, dolori addominali; II fase, apparente miglioramento; III fase, insufficienza epatica acuta e comparsa di ittero, coagulopatia, talvolta grave disidratazione con insufficienza renale funzionale, sopore, coma e possibile decesso. In ogni caso, in conseguenza dell’insufficienza epatica acuta, il fegato potrà essere irreversibilmente compromesso, fino a necessitare di trapianto.

Sindrome orellanica :

Specie responsabili : Cortinarius orellanus, C. speciosissimus, loro varietà e specie affini. Sono inoltre sospetti, come già suggerì R. Tomasi, tutti i Cortinari dalle colorazioni rosse, rosso mattone, fulvastre, arancioni, giallo-verdastre (cfr. Sottogeneri Leprocybe e Dermocybe), anche se studi recenti parrebbero dimostrare l’assenza di orellanina.

Latenza : 4-48 ore, fino a 20 giorni, eccezionalmente anche di più.

Principali sintomi : I fase (quando presente), disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare, diarrea, dolori epigastrici), disidratazione con conseguente ipotensione, sete intensa, dolori addominali; II fase, silente da 3-4 a 20 giorni e più; III fase, insufficienza renale acuta caratterizzata da dolori lombari, sete, crampi muscolari, tremore, aumento e diminuzione della secrezione di urina, nausea, vomito biliare, iperazotemia, uremia, coma e possibile decesso. In ogni caso, in conseguenza dell’insufficienza renale acuta, può essere necessario il trattamento emodialico (spesso permanente) o trapianto del rene.

Sindrome giromitrica :

Specie responsabili : Gyromitra esculenta e altre congeneri. È sospetta Cudonia circinans.

Latenza : da 5-6 a 24 ore e più.

Principali sintomi : (quando presenti), disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare poi biliare, diarrea), cefalea, disidratazione, dispnea; successivamente interessamento epato-renale con lesioni al fegato e ai reni, comparsa di ittero e insufficienza epatica. Possono inoltre presentarsi emolisi, disturbi neuropsichici (irrequietezza, agitazione psicomotoria, delirio), disturbi visivi, arresto cardiaco e morte.

Sindrome paxillica :

Specie responsabili : Paxillus involutus e, verosimilmente, Paxillus rubicundulus (= P. filamentosus).

Latenza : da 1 a 9 ore e più, talvolta soltanto a seguito di ingestioni successive ravvicinate.

Principali sintomi : (I ingestione, quando presenti), manifestazione gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea, dolori intestinali), (II ingestione e successive), crisi emolitica, sensibilizzazione anticorpale solo emopoietica, responsabile di una forma anafilattica e enterica, ittero, emoglobinuria, oliguria, grave anemia, collasso shock e possibile morte.

A Paxillus involutus veniva attribuita in passato una grave tossicità allo stato crudo, ma veniva accreditata una buona commestibilità da cotto.

Per chiudere la trattazione delle sindromi a lunga incubazione rammentiamo che gli interventi curativi che possono essere somministrati all’avvelenato, come primo momento di soccorso, consistono in aiuti alla reiezione del materiale fungino ingerito (specialmente se la sintomatologia si instaura in modo abbastanza precoce). Dovrà essere tassativamente esclusa l’ingestione di bevande alcooliche e di tutte le sostanze che hanno incidenza sul sistema nervoso. L’avvio a un Pronto Soccorso o, se possibile, a un centro specializzato è, comunque, l’unica scelta possibile. Ricordiamo, a questo proposito, come a Brescia si sperimentò, con grande profitto, la collaborazione tra l’insigne micologo Renato Tomasi e il 1° Centro di Rianimazione e Terapia Intensiva dell’Ospedale Civile per la diagnosi e la cura degli avvelenamenti da funghi tossici. Il loro esempio è ora seguito in altre realtà ospedaliere e si auspica che possa costituire, in futuro, il criterio generale: stretta collaborazione fra medico e micologo.


Sindromi a breve LATENZA

Funghi tossici

 

Sindrome muscarinica :

Specie responsabili : Clitocybe "gruppo bianche" tra cui, C. cerussata, C. dealbata, C. rivulosa, e molte altre, numerose Inocybe, tra cui I. asterospora, I. praetervisa, I. geophylla, I. rimosa (= I. fastigiata), e altre ancora.

Latenza : da 15-30 minuti a 4 ore circa.

Principali sintomi : disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare, diarrea, dolori epigastrici), sudorazione profusa con ipersecrezione di liquidi da naso, bocca e bronchi, disidratazione, tremori, brividi, restringimento della pupilla e rallentamento del ritmo cardiaco (miosi e bradicardia), ipotensione e, talvolta, collasso cardio-circolatorio.

Sindrome panterinica o mico-atropinica :

Specie responsabili : Amanita pantherina,  Amanita  muscaria e loro varietà e forme; è sospetta Amanita junquillea (= Amanita gemmata).

Latenza : da 15-30 minuti a 4 ore circa.

Principali sintomi : disturbi neuropsichici (euforia, ebbrezza, collera, stato confusionale), dilatazione e restringimento della pupilla a fasi alterne, incoordinazione dei movimenti volontari, eccitazione o depressione del sistema nervoso centrale, possibili convulsioni, raramente anche morte.

Sindrome psilocibinica e psicotropa :

Specie responsabili : Pluteus salicinus, Inocybe aeruginascens, numerose specie dei generi Panaeolus e Psilocybe; sono sospette Gymnopilus spectabilis, Mycena pura, sue varietà e specie affini, alcune Stropharia, Conocybe e Cortinarius infractus.

Latenza : da 15 minuti a 2 ore circa.

Principali sintomi : disturbi gastrointestinali (non sempre manifesti) formicolio, delirio, allucinazioni visive e olfattive, depersonalizzazione, sensazione di sognare (stato onirico), depressione, talvolta agitazione psicomotoria e mania suicida.

Sindrome coprinica :

Specie responsabili : Coprinus atramentarius e specie affini; sono sospette Clitocybe clavipes, Boletus luridus e Coprinus micaceus.

Latenza : da 2-6 a 48 ore e più, in concomitanza con l’assunzione di bevande alcoliche.

Principali sintomi : analoghi a quelli prodotti da antabuse: arrossamento della cute (eritema) prevalentemente di viso, collo e cuoio capelluto, tachicardia, ipotensione, vertigini, perdita delle forze, sudorazione e stordimento.

Sindrome gastroenterica e lassativa

si tratta di intossicazioni di solito passeggere e a conclusione benigna, la cui gravità varia dai banali fatti lassativi a situazioni ben più virulente e gravi; responsabili sono una lunga serie di funghi dichiarati "tossici".

Specie responsabili : Entoloma sinuatum (= E. lividum), vernum, niphoides, rhodopolium, nidorosum; Tricholoma pardinum (= tigrinum), T. groanense, T. sulphureum; Omphalotus olearius; Macrolepiota venenata; Boletus satanas; Hypholoma fasciculare e H. sublateritium; Hebeloma sinapizans, H. crustuliniforme e altre congeneri; Agaricus romagnesii e gli Agaricus del gruppo xanthodermus; Russula e Lactarius acri; Ramaria pallida e R. formosa; tutti gli Scleroderma e i Choiromyces; Sarcosphaera crassa. Molte altre specie sono quanto meno sospette.

Intossicazioni analoghe si sono riscontrate anche in seguito al consumo di specie normalmente dichiarate "commestibili": in particolare, Clitocybe nebularisArmillaria mellea s.l.Macrolepiota del gruppo rhacodes, Leucoagaricus leucothites (= Lepiota naucina) e persino i Boletus del gruppo dell’edulis. Mentre per le prime è ormai accertata almeno una tossicità di tipo termolabile, per L. leucothites pare si possa asserire che il fungo, abitudinario di parchi e giardini anche urbani, sia veicolo di una tossicità indotta e assorbita da terreni inquinati. Sconcertano, ma occorre prenderne atto, le problematiche insorte relativamente al consumo dei porcini...

Latenza : talvolta già alla fine del pasto, di norma entro 6-8 ore, ma per Armillaria mellea s.l. e Clitocybe nebularis, la latenza può raggiungere le 10-12 ore.

Principali sintomi : data la quantità di specie responsabili, la sintomatologia può variare notevolmente: da semplice dissenteria a coinvolgimento di tutto l’apparato gastrointestinale con nausea, vomito, cefalea, vertigini, sudorazione, dolori epigastrici, etc. Per quanto concerne le intossicazioni da Armillaria mellea s.l. e da Clitocybe nebularis la sintomatologia prevede prevalentemente: vomito, diarrea, dolori e crampi addominali a volte con frequenza e intensità tali da simulare una sindrome falloidea che impone un trattamento aggressivo in attesa e/o in mancanza di riconoscimento micologico.

 

SINDROME EMOLITICA –Funghi tossici allo stato crudo-

Un certo numero di funghi risultano tossici allo stato crudo e diventano ottimi commestibili dopo una idonea cottura.

Sono responsabili le EMOLISINE, composti tossici di natura proteica, termolabili a 60- 65 °C in 30 minuti, è quindi sufficiente una buona cottura per rendere queste tossine inoffensive e il fungo può essere tranquillamente consumato.

La latenza è in genere breve, ma in alcuni casi anche lunga.

LE SPECIE RESPONSABILI SONO NUMEROSE :

Armillaria mellea (Chiodino), Amanita rubescens, A. vaginata, Tricholoma sp. Russule sp. Macrolepiota procera, Clitocybe nebularis, Boletus luridus ed i generi Morchella e Helvella

La cottura è comunque sempre raccomandabile anche per rendere inattivi i batteri, microbi, larve ecc.

Funghi con effetti cancerogeni

La presenza di sostanza cancerogene viene segnalata anche nei funghi, siano essi commestibili o velenosi. In particolare conterrebbero N-alchilnitrosammine, sostanze cancerogene, l'Armillaria mellea (chiodini), il Leccinum scaber, il Polyporus ovinus, l'Amanita muscaria, la Russula emetica e la Gyromitra esculenta.

Nel campo dei microfunghi troviamo al primo posto l'Aspergillus flavus, che infesta i semi di soia, di arachide, ecc. e che è in grado di elaborare numerosi composti tossici, tra cui l'aflatossina B ritenuto un potente cancerogeno epatico.

La Claviceps purpurea (Segala cornuta), parassita della segala, responsabile della grave intossicazione nota come Ergotismo o fuoco di S. Antonio, produce degli alcaloidi con effetto cancerogeno.

SINDROME CRIPTO-MANICA –Funghi avariati-

LATENZA: breve

TOSSINA RESPONSABILE: ptamine e criptomaine e principi emolitici della putrefazione .

SPECIE RESPONSABILI: tutti i funghi risultano alterati se vecchi o mal conservati.

SINTOMATOLOGIA: di tipo gastrointestinale con fenomeni nervosi e cardiaci.

 

Infine ribadiamo: limitate il consumo di funghi e, soprattutto, sottoponeteli a opportuna cottura


- Testo principalmente  tratto da "Atlante fotografico dei funghi d'Italia" edito dal Centro Studi Micologici dell'A.M.B
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Pagine viste dal 14/2/2004   

 

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